Speranze nazionalpopolari (B Salotto)
Un occhio lo buttano tutti gli italiani, non si può negare poichè prima o poi ad ognuno sfugge un’osservazione che non manca mai di coscienza di causa! X zapping, x curiosità, x tradizione, x speranza… Sì, per speranza di avere uno spettacolo o una vetrina di livello internazionale.
Assurdo? SINTESI DI QUANTO SEGUE: UN CONFRONTO.
SI APRE UN ENNESIMO BAR IN UNA CITTADINA QUALSIASI, HA SPAZI E DESIGN ALL’ALTEZZA DEL MIGLIOR LOCALE METROPOLITANO. NON LO SI PUBBLICIZZA ALMENO A LIVELLO PROVINCIALE, NON S’INVESTE IN INIZIATIVE D’ATTRAZIONE ADEGUATE AD UN LOCALE DIVERSO DA UN BAR CAPPUCCINO E BRIOCHE, NON SI TROVA UN BARMAN PREPARATO. I FREQUENTATORI SONO QUELLI DEL PAESE. APRE UN SECONDO BAR, AMMETTIAMO CAPPUCCINO E CAFFè, ED IL PRIMO LOCALE CHIUDE, INFATTI LA POPOLAZIONE LOCALE è IN CERCA DI NOVITà E NON è ATTRATTA NEL VECCHIO LOCALE DALL’INCONTRO CON AVVENTORI ESTERNI E QUESTI ULTIMI NON ESISTONO A CAUSA DELLA MANCANZA D’INIZIATIVE O DELLA MANCATA PUBBLICITà. MA è ASSURDO PENSARE CHE GESTITO ADEGUATAMENTE UN LOCALE DI PROVINCIA COME IL PRIMO POSSA AVERE POSSIBILITà DI UN SUCCESSO SOSTENIBILE ANCHE SUL MEDIO PERIODO?!
Non direi che Awards, Grammy o altri premi di qualsiasi genere, non necessariamente inerenti all’ambito musicale, siano spettacoli più interessanti o che presentino un maggior livello culturale. Non parliamo inoltre della credibilità quanto all’ineccepibilità nell’assegnazione di premi. E’ risaputo e probabilmente anche eticamente non riprovevole che si tratti di accordi di mercato e di esigenze di marketing, per non dire di propaganda politica in casi nemmeno troppo estremi.( Ammetto di non poterlo dimostrare, ma alcune coincidenze ora fuori luogo confermano ampiamente l’affermazione. Siamo nel “post mani pulite” di Sanremo.) Insomma diciamo che come minimo non vige un regime di meritocrazia e che tutte le giurie sono influenzabili quanto i comuni cittadini dalle proprie idee non strettamente artistiche. Se esistono trasmissioni che si concentrano esclusivamente sul look dei vip partecipanti, se le “ospitate”, ovvero la visibilità, e l’audience, valgono più dell’attività, ovvero della professionalità, e del gradimento, allora non c’è limite di nazionalità alla proposta di un evento d’attrazione del genere Sanremo. Certo nel tempo ha perso il suo smalto, ma come altri grandi marchi italiani è ancora molto conosciuto e non è impossibile rilanciarlo (Vogliamo parlare del nostro settore automobilistico? Sarebbe un parallelo perfetto). Ma è noto che noi italiani siamo sufficientemente esterofili ed oggi andiamo a risciacquare i panni nel Mississipi piuttosto che in Arno, dopo qualche Oscar scenografi e professionisti vari sono riammessi alle lodi del pubblico nazionale meritatamente o no.
Mancano forse gli stilisti, gli autori, le belle voci, cabarettisti, scenografi per architettare una vetrina di livello internazionale oggi che la televisione offre spazi internazionali? Forse mancano capacità di buon marketing o forse soffriamo anche noi, come si dice delle civiltà mediorientali, dell’eredità soffocante di antichi splendori? Mi auguro che questo sia e resti solo uno sprone per credere nelle possibilità attuali dello showbiz interno e che non meno giustifichi la mia speranza di veder rivalutato o maggiormente sfruttato l’annuale festival della canzone italiana. Non si tratta di apprezzarne i prodotti o di attenersi strettamente a quelli, ma di approfittare delle potenzialità e di vendere meglio la nostra creatività non soltanto musicale.
Giungiamo al dunque!
Sanremo quest’anno, non ancora spettacolare per quanto riguarda ritmi e proposte in gara, è però sulla buona strada per il recupero dell’immagine e del buon gusto, che non coincide necessariamente con l’impatto immediato. L’eleganza e la classe del mare nostrum è stata importata a piene mani da tutto il mondo, mantenerle in costante rinnovamento senza perdere originalità è l’obiettivo. Dopo la prima sera ecco cosa penso dello spettacolo, delle canzoni se ne riparlerà dopo qualche successivo ascolto…
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Lo spettacolo finalmente ricomincia a livellarsi agli standard internazionali per eventi di questo tipo pur mantenendo le dimensioni e le peculiarità della tradizione italiana. La scenografia è d’effetto senza rinunciare ad una sobria eleganza. Si ritrova attenzione all’eleganza in generale: forse quest’anno non si è scovato ancora spazio per pubblizzare il mercato della botanica, ma sicuramente il marketing del settore moda ha investito in questo appuntamento: era ora, dopo anni di vetrine internazionali, si torna a presentare anche gli artisti italiani con un look all’altezza dei nostri stilisti (mi riferico a conduttori, vallette e signore della canzone)! Penso che questo incida sull’attrattiva di Sanremo sul lungo periodo, sempre che questa iniezione di buon gusto non venga accantonata nelle prossime edizioni.
Coraggiosa la scelta di Panariello di non proporre un già ritrito “one man show”, per quanto sarebbe nei suoi mezzi, ha scelto ottime collaboratrici che sanno svolgere egregiamente il loro lavoro senza invadere gli spazi e la professionalità altrui. Grande Victoria! Brillanti anche gli autori, i quali mi aspetto che propongano uno spettacolo in climax: un ritmo costante per più serate rischierebbe di annoiare e di deludere nel tempo. Penso per altro che per divertire e creare uno spettacolo artisticamente convincente non sia necessario ricorrere alla satira politica, che per altro poco importa a spettatori non italiani…si sa, sponsor e spazi tv sono importanti e pescare anche all’estero non guasta.
Il numero delle canzoni in gara complica le cose sul piano dell’equilibrio della serata, ma in generale la struttura mi è sembrata ben definita. I compromessi con pubblicità e case discografiche d’altra parte legano inevitabilmente le mani. Un po’ più di ritmo non guasterebbe, ma trovo che questa sia la miglior proposta x Sanremo dopo tanti anni, le canzoni sono altra cosa, pur tenendo conto dei diversi generi e target discografici.
L’audience è un indice irrilevante sul gradimento e sul quale troppe sono le interferenze, una su tutte: il gradimento negli anni precedenti…ed è la più banale! Bonolis? Non lo rimpiango… ha azzeccato qualche programma negli anni precedenti ma preferisco un attore brillante ed un buon conduttore per presentare questo genere di serate: più completo e meno noioso. Le battute di Bonolis oscillano tra il patetico di un docente universitario e la voluta demenzialità di Pierino. Insomma si presta bene su palchi potenzialmente meno internazionali e con target meno vasti.








Arrivano gli Oscar, ma di quelli nessuno si scandalizza?!


Uff, non posso vederli in diretta!
mrcale said this on March 6th, 2006 at 12:50 am