Quando i bambini fanno “OH, che meraviglia!!!” (B Salotto)
Una fiamma vivace quella del braciere olimpico di Torino 2006, sei bocche ne garantiscono la dinamicità. Non voglio paragonarlo a quello di giochi olimpici precedenti, ma mi sembra che questa variazione dall’idea del “ calderone”, classico o no, e dal fuoco controllato placidamente, di volta in volta, uguale a se stesso, convinca. Paradossalmente è quanto di più vicino alla concezione classica di bellezza, ovvero di senso estetico unito ad utilità, per la quale questa volta s’intende sia utilità tecnologica dello studio sia capacità comunicativa. Secondo le interpretazioni la struttura rappresenterebbe la Sfida Olimpica in generale: la tensione atletica, l’energia dello sport, un progetto collaborativo dei cinque continenti per la pace, ma ricorda anche la mano dell’uomo. Evitando troppa dietrologia, direi che in tempi nei quali è concesso considerare arte anche carta igenica e carne flaccida, questo è un esempio consolante e mi entusiasmo quando scopro che già le torce, sempre Pininfarina, hanno ricevuto il premio “Lorenzo Il Magnifico” della Biennale d’arte contemporanea di Firenze lo scorso dicembre.
Poche parole mi sembra che siano state spese riguardo a questo piccolo successo dell’Italia e del buon gusto. Pare che solo immagini o notizie di sventura possano commuovere, ma anche gli occhi sgranati di Stefania Belmondo affascinano. Infine solo all’emozionante dolcezza di una donna ed alla visione di un’Italia orientata ad un futuro costruttivo si è potuto perdonare un sacrificio d’immagine un po’ pesante: molti avrebbero voluto vedere il braciere acceso da Alberto Tomba…







